

Date i vostri baci
Dateli, quei baci che fremono nelle vostre bocche...

Dateli, quei baci
che fremono nelle vostre bocche,
quelli rimasti troppo a lungo
sulla soglia delle labbra,
inermi soltanto in apparenza,
mentre dentro già ardono
della loro impazienza.
Lasciateli uscire,
uno a uno,
come petali che si schiudono
da una rosa cangiante,
petali inquieti,
ribelli al gambo che li trattiene,
impetuosi nel vento
che li chiama altrove.
Non abbiate paura
della loro fame.
Lasciate che vadano
dove da sempre desiderano andare,
che attraversino il breve spazio
tra una bocca e un’altra
come uccelli liberati
da una gabbia invisibile,
come parole taciute
che finalmente trovano voce.
Dateli senza contarli,
senza domandare loro
dove finiranno,
senza richiamarli indietro
quando avranno già imparato
il sapore dell’altra pelle.
Permettete loro
di posarsi sul volto,
sulle palpebre chiuse,
nell’incavo segreto del collo,
e di indugiare là
dove il respiro cambia
e il silenzio comincia a tremare.
Permettete loro
di cercare la pelle,
di riconoscerla,
di percorrerla lentamente
come si percorre una terra
attesa per tutta la vita.
E poi lasciateli diventare
più audaci,
più profondi,
più veri.
Lasciate che perdano
la grazia innocente dei petali
e conoscano il peso del desiderio,
che portino con sé
tutto ciò che la bocca ha taciuto,
tutto ciò che le mani
non hanno ancora osato dire.
Permettete loro di scavare
nella carne che li aspetta,
di lasciare una traccia
là dove nessun occhio può vederla,
una piccola ferita di dolcezza,
una memoria calda
che rimanga sulla pelle
anche quando le labbra
si saranno allontanate.
Perché certi baci
non sono fatti per morire
sulla bocca che li genera.
Sono fatti per fuggire,
per disobbedire,
per trovare un’altra bocca
in cui riconoscersi.
E quando finalmente
non ne resterà più nessuno
a fremere sulle vostre labbra,
quando la rosa sarà nuda
e i suoi petali dispersi
sulla carne amata,
allora tacete.
Lasciate che siano i corpi
a ricordare
dove sono caduti.
