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Assapora la sorpresa: quando l’emozione diventa esperienza.


Prendere la neve in bocca: il dono della sorpresa.


La sorpresa arriva senza bussare. Non chiede permesso, non si annuncia, non si spiega subito. Accade.

È l’emozione che interrompe il già noto, che sospende il controllo, che ci mette per un istante davanti alla vita così com’è.

La sorpresa è un’emozione primaria.

È una soglia. È il primo movimento del sentire, quello che apre lo spazio perché tutte le altre emozioni possano manifestarsi.

Accogliere le emozioni comincia da qui. Dal non irrigidirsi quando qualcosa devia dal previsto. Dal non chiudersi quando il corpo reagisce prima della mente.

Dal permettere all’esperienza di attraversarci senza essere subito tradotta in parole.

Prendere la neve in bocca è questo. Un gesto semplice e radicale. Un atto di fiducia.

La neve è fredda, spiazzante, silenziosa. Se la respingi, non resta nulla.

Se la trattieni, brucia. (La sorpresa ha bisogno di movimento. Se fluisce, apre.

Se viene respinta, sparisce. Se viene trattenuta, si trasforma in disagio. Se la lasci sciogliere, rivela senso.)


Questa poesia nasce da quell’istante preciso: quando smetti di spiegare e inizi a restare.



Prendi la neve in bocca - poesia di mia mano.


So che non è facile spiegare

- e forse nemmeno mostrare -

a te che non hai mai lasciato

la neve sciogliersi nel palato,

che gusto abbia quel bianco silenzio,

quel freddo colmo di tanto senso.

Come dire cos’è la grazia a chi di miracoli non si sazia,

come parlare dell’infinito a chi teme l’indefinito.

Prendi un riccio di burro tra le dita,

lascialo cedere, piano, alla vita,

poi chiudi gli occhi,

non dire niente: la verità arriva quando tu sei presente.

Sotto la lingua lascia fluire

il ghiaccio che lento impara a svanire,

aggiungi un granello di zucchero lieve

e resta in ascolto: tu sei la neve.

Permetti che il corpo accompagni il cuore

lungo questa via senza rumore,

dove un sapore che non sa parlare

diventa respiro, diventa restare.

Senti il candore scenderti piano,

farsi preghiera dentro la mano,

e mentre attraversa la gola e il petto

non sei più solo, ma nel bianco riflesso.

Chiudi gli occhi e lascia entrare

la magia che sa attraversare

il ricordo, il tempo, ogni distanza,

fino all’essenza dell’eterna tua danza.

Se resti vigile, se non ti nascondi,

se non fuggi quando tremi e rispondi,

vedrai che dove c’erano buio e durezza

ora abitano grazia e tenerezza.

E il cuore si quieta,

piccolo e vero,

come un bambino che dorme sereno.



La sorpresa è una maestra silenziosa.

Non insegna con le spiegazioni ,ma con l’esperienza diretta.

Quando la accogli, quando non la respingi, diventa una porta.

Da lì possono entrare la paura e la gioia, la tristezza e la fiducia, la vulnerabilità e la tenerezza.

Accogliere le emozioni è un atto profondamente spirituale. È scegliere la presenza invece della difesa.

È restare anche quando il corpo trema .

È permettere a tutti i sensi di emergere.


Rituale di ascolto: accogliere la sorpresa


Ora fermati un momento. Non serve fare nulla.

Porta l’attenzione al respiro e lascialo essere com’è.

Nota se dentro di te c’è qualcosa che non avevi previsto: una sensazione, un’emozione sottile, un movimento interno.

Non chiederle di spiegarsi. Non darle un nome.

Immagina di portarla alla bocca come un piccolo frammento di neve. Senti il freddo, la sorpresa, la resistenza iniziale.

Resta. Lascia che si sciolga da sola.

Osserva cosa accade nel corpo: dove si apre, dove si ammorbidisce, dove chiede solo presenza.

Se arriva un pensiero, lascialo passare. Se arriva un’emozione, accoglila. Se arriva il silenzio, onoralo.

Domandati piano, senza cercare subito una risposta: “Posso restare con ciò che sento, così com’è?”

Respira ancora una volta. E un’altra.

Quando riapri gli occhi, porta con te questa qualità di ascolto.

La sorpresa tornerà. Le emozioni torneranno. E tu saprai riconoscerle come parti vive della tua esperienza.

Come la neve in bocca. Come il cuore che, finalmente, si lascia attraversare.

 
 
 

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Ester Brugna 

Emotional Coach

 

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