Non è nel controllo che cambi. È nel punto in cui hai il coraggio di restare.
- esterbrugnacoach
- 17 mar
- Tempo di lettura: 3 min
Lasciami camminare nel fango - Poesia di mia mano
Ho visto ore oscure incidere i muri di notti senza luna,
e lenzuola distendersi sul dolore della mia gola,
mentre continuavo a tacere.
Desideravo soltanto navigare nell’oblio di quella tristezza
che stringe il petto fino a togliere il respiro.
Restare sola dentro le tenebre: questo voglio ora.
Ti prego di non spingermi, di non destarmi in una bellezza che oggi non vedo.
Lasciami camminare nel fango.
Voglio tuffarmi in questo silenzio torbido
e farne dimora, abitarlo fino in fondo.
Perché solo ciò che accolgo può attraversarmi, e ciò che mi attraversa smette di ferirmi.
Ed è così che, senza fuggire la notte, ora vedo le stelle.

Se c’è una cosa che nessuno ti dice davvero quando inizi a lavorare su te stesso è questa:
non è la disciplina che ti manca. Non è la forza di volontà. Non è nemmeno la strategia.
È la disponibilità a sentire fino in fondo.
Perché puoi avere obiettivi chiari, puoi sapere esattamente cosa fare, puoi anche partire con energia…
ma poi arriva quel momento.
Quello in cui il petto si chiude. In cui il respiro si accorcia. In cui rimandi. In cui ti spegni. In cui inizi a raccontarti che “non è il momento”.
E lì non è un problema di azione. È un momento di verità.
È il punto in cui il corpo ti sta parlando e tu hai due possibilità:
forzarti o restare.
“Lasciami camminare nel fango.”
Questa frase è scomoda. Perché rompe l’illusione che crescere significhi sempre andare verso la luce.
No. Crescere, davvero, significa saper stare anche dove non vuoi stare.
Il fango è il luogo in cui perdi il controllo. Dove non sei performante. Dove non sei “centrato”. Dove emergono paura, vergogna, tristezza, rabbia.
Ed è esattamente lì che si gioca tutto.
Perché ogni volta che scappi da quella sensazione, stai rinunciando a una parte della tua potenza.
E ogni volta che resti, anche solo un respiro in più, stai cambiando struttura dentro di te.
Io non ti accompagno a fare di più. Ti accompagno a non scappare.
Perché è questo che crea risultati veri. Quelli che non crollano. Quelli che non devi difendere continuamente.
“Voglio tuffarmi in questo silenzio torbido e farne dimora.” Dimorare qui è un atto radicale.
Significa smettere di trattarti come un problema da risolvere e iniziare a incontrarti come un’esperienza da attraversare.
Significa sentire quel nodo in gola senza zittirlo.
Sentire quel peso nel petto senza distrarti.
Sentire quella paura senza doverla subito trasformare.
E restare.
Restare mentre il corpo trema. Restare mentre la mente urla di scappare. Restare mentre tutto in te cerca una via di fuga.
Perché è lì che accade qualcosa che non puoi simulare, non puoi forzare, non puoi ottenere con nessuna tecnica fatta “bene”.
L’emozione si muove. Si apre. Ti attraversa.
E quando ti attraversa, non ti controlla più.
“Solo ciò che accolgo può attraversarmi.” Questa non è solo una frase potente. È una legge.
Tutto ciò che eviti si irrigidisce. Si accumula. Ti guida da sotto.
Diventa procrastinazione. Autosabotaggio. Confusione. Stanchezza cronica.
Ma ciò che accogli, si libera.
E lì ritrovi energia. Direzione. Presenza.
Vuoi davvero raggiungere i tuoi obiettivi? Allora devi essere disposto a questo:
non solo ad agire, ma a restare quando agire fa paura.
Non solo a costruire, ma a sentire quando crolli.
Non solo a migliorare, ma a incontrare le parti di te che hai sempre evitato.
Perché il successo senza profondità è fragile.
Ma quando costruisci partendo dal corpo, quando smetti di scappare da ciò che senti, quando impari a stare anche nel fango, diventi solido.
Diventi qualcuno che non si perde più.
E allora sì, i risultati arrivano. Ma non sono più una rincorsa. Sono una conseguenza.
Se oggi sei bloccato, se senti che qualcosa ti trattiene, se sei stanco di iniziare e fermarti,
non serve spingere di più.
Serve scendere.
Dentro. Nel corpo. Nel punto esatto che stai evitando.
Resta lì. Respira lì. Incontrati lì.
Perché è proprio in quel punto, così scomodo, così vero, così vivo,
che smetti di sopravvivere e inizi davvero a trasformarti.
E quando non fuggi più la notte, non solo vedi le stelle.
Diventi tu lo spazio abbastanza ampio da contenerle.




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