Nutrire il proprio angolo di cielo
- esterbrugnacoach
- 2 lug
- Tempo di lettura: 2 min
Abitare il vento - poesia di mia mano
Siamo frutti acerbi
nelle vele della vita.
Il vento soffia nei giorni che abitiamo.
Chi sceglie le certezze
si affida al giorno
come i gabbiani alle rive.
Chi si lega al filo dell'adesso
predilige la passione degli uccelli della tempesta.
Io fra questi mi riconosco,
nell'ardore quotidiano
di sfamare il mio angolo di cielo.

Ci sono giorni in cui vorremmo che tutto fosse prevedibile. Vorremmo sapere che cosa accadrà, evitare gli imprevisti, proteggerci dalle delusioni.
È umano.
Le certezze ci fanno sentire al sicuro.
Ma la vita raramente cresce dentro ciò che è già conosciuto.
Il vento arriva senza chiedere il permesso. Cambia direzione, scuote, mette in discussione. E noi possiamo scegliere se restare fermi sulla riva o imparare ad abitare quel vento.
Abitare il vento non significa amare il caos.
Significa avere fiducia nella propria capacità di attraversarlo.
Non serve essere senza paura. Serve ricordarsi che il coraggio non è l'assenza della paura, ma il passo che decidiamo di fare nonostante la paura.
Ogni cambiamento importante nasce così.
Una parola detta.
Una decisione rimandata troppo a lungo.
Un sogno che smette di aspettare.
Un "sì" pronunciato alla vita.
Forse siamo davvero tutti frutti acerbi.
Non perché siamo incompleti, ma perché siamo vivi.
E finché siamo vivi possiamo continuare a maturare, imparare, cambiare.
Ogni giorno possiamo scegliere se cercare soltanto un porto sicuro o nutrire quella parte di noi che desidera il cielo.
Per me, abitare il vento significa questo.
Avere cura della parte più autentica di me.
E, ogni giorno, continuare a sfamare il mio angolo di cielo.
Un piccolo esercizio
Prenditi cinque minuti. Solo cinque.
Prendi un foglio e disegna due colonne.
Nella prima scrivi il titolo:
La mia riva
Annota tutto ciò a cui oggi ti aggrappi per paura: una scelta rimandata, un'abitudine, una convinzione, una relazione, un "non sono capace", un "non è il momento".
Nella seconda scrivi:
Il mio cielo
Ora chiediti:
Se la paura non decidesse per me, quale sarebbe il passo più piccolo che farei oggi?
Non pensare a qualcosa di straordinario.
Pensa a un gesto possibile.
Una telefonata.
Una domanda.
Un "no" detto con rispetto.
Un "sì" finalmente pronunciato.
Una pagina scritta.
Una passeggiata.
Un abbraccio.
Infine chiudi gli occhi e fai un respiro lento.
Appoggia una mano sul petto e ripeti, con calma:
"Non posso scegliere il vento. Posso scegliere come aprire le mie vele."
Porta con te questa frase per tutta la giornata.
A volte basta un piccolo gesto per cambiare la direzione del viaggio.




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